INDAGINI ARCHEOLOGICHE

Le pagine della storia restituiscono alla memoria collettiva, non soltanto la conoscenza di fatti avvenuti nel passato, bensì l’indirizzo per le azioni che si compiono nel presente.

L’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi di Tempio – Ampurias è impegnato a sfogliare quelle pagine, anche attraverso le tecniche e le conoscenze che la scienza dell’archeologia mette a disposizione.

I dati ricavati da questa attività hanno, finora, permesso di integrare con una luce nuova le conoscenze di alcuni eventi importanti avvenuti in Gallura e in Anglona lungo i secoli, dando la possibilità, al contempo, di attuare puntuali interventi di restauro nelle chiese e negli ambienti connessi senza che si distruggesse la memoria del passato.

Grazie all’apporto di vari esperti, di alcuni istituti di ricerca e soprattutto alla collaborazione con gli archeologi della Diocesi, specializzati in particolare nel settore dell’archeologia medioevale, sono emerse nei diversi siti analizzati in questi ultimi decenni, le stratificazioni di una importante Storia che, a partire dai dati localistici, ha rivelato le connessioni con i grandi avvenimenti occorsi nel più vasto mondo mediterraneo.

La pubblicazione di questi risultati ha permesso la realizzazione di preziose comunicazioni scientifiche, veicolate con i più disparati mezzi crossmediali.

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San Simplicio 
di Lu Macchjètu

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I restauri dell’aula liturgica della piccola chiesa di San Simplicio in località Lu Macchiètu a Bassacutena, hanno comportato la necessità di smantellare l’intera pavimentazione.

A pochi centimetri, nei primi strati del sottosuolo, da subito sono emerse le tracce di una serie di sepolture che l’indagine archeologica ha potuto ascrivere ai decenni a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Soprattutto le sepolture più superficiali hanno potuto raccontare il dramma della pandemia di vaiolo che colpì i territori della Gallura nel 1845.

La necessità di compiere degli scavi archeologici di semplice indagine superficiale non ha permesso di indagare gli strati più profondi.

La struttura architettonica della piccola chiesa e l’ambiente nel quale è inserita rimandano ad una memoria medioevale che potrà essere documentata in modo compiuto soltanto con una sistematica campagna di scavo che potrà essere realizzata nel futuro.

san simplicio bassacutena scavi archeologici posizione
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Santa Maria di Tergu

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L’abbazia benedettina di Santa Maria di Tergu fin dall’ XI secolo fu la maggiore e più importante filiazione, in Sardegna, del monastero di Montecassino. Dell’antica casa dei monaci rimane oggi il santuario di N.S. di Tergu, uno tra i più raffinati esempi del romanico in Sardegna.

Tergu, fin dal XII secolo, divenne teatro di una storia importante che vide questo luogo in dialogo con tutte le espressioni del medioevo mediterraneo. Nel maggio del 2003, la Diocesi di Tempio – Ampurias in collaborazione con il comune di Tergu, ha incoraggiato e finanziato un accurato progetto di ricerca archeologica portato avanti fino a tutto il 2006, così da supportare con dati scientifici la lunga serie dei documenti archivistici che, nella loro frammentarietà, non erano in grado di restituire una memoria puntuale della vita e degli eventi occorsi in questa parte di Sardegna. La direzione scientifica dei lavori fu affidata alla compianta prof.ssa Letizia Ermini Pani, docente di archeologia medioevale presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Lo scavo è stato condotto da un'équipe di esperti archeologi, paleobotanici, archeo-zoologi e antropologi, coordinati dal dr. Domingo Dettori e dalla d.ssa Giovanna Liscia. Si sono alternati, affiancando gli esperti, una grande quantità di studenti e laureandi che si sono accostati alla storia, ancora poco nota, di questo importante sito del nord Sardegna.

Il programma di ricerca multi disciplinare condotto con i metodi scientifici, propri delle varie discipline, ha permesso di individuare nella stratigrafia più profonda le indagini presso il sito di S. Maria di Tergu, condotte tra il 2003 e il 2006, hanno evidenziato al di sotto del monastero medievale cassinese del XII-XIII secolo alcune strutture più antiche pertinenti ad una “domo”, una probabile residenza rurale di una delle famiglie dei “Maiorales” appartenenti alla nobiltà del Giudicato di Torres.

Le indagini stratigrafiche hanno permesso di individuare, relativamente al periodo premonastico, diversi momenti con relative ricostruzioni che si sono sovrapposte nel tempo. Le strutture più antiche sono state ascritte al IX-X secolo, seguì poi una fase di ricostruzione che procedette dalla fine del X fino alla metà dell’XI secolo. L’ultimo periodo, che precedette l’implantazione e la fioritura della casa monastica, si è fatto risalire alla seconda metà dell’XI - primo quarto del XII secolo.

La vita nel monastero proseguì fino all’ultimo ventennio del XV secolo quando, al titolo di abate e nel possesso delle proprietà monastiche, subentrò il vescovo di Ampurias. Con il fluire del tempo erano stati edificati ulteriori ambienti sopraelevati che arricchirono, ampliandola, l’originaria struttura. Di queste fasi rimangono ancora intatti l’imponente portale di accesso e il campanile, quest’ultimo costruito come una torre fortificata con intenti difensivi.

La soprintendenza ai monumenti di Sassari e Nuoro nel 1986, nell’ambito dei restauri della chiesa, attuò un maldestro intervento con mezzi meccanici, nell’area del cimitero adiacente sorto sui ruderi del monastero, distruggendo una larga parte della lettura stratigrafica. Nonostante questa devastazione, gli scavi archeologici hanno potuto, in ogni caso, restituire buona parte della storia del luogo scritta nei resti ritrovati e nei numerosi e straordinari reperti venuti alla luce, restaurati ed esposti nel museo comunale di Tergu.

L’interno del santuario di S.M. di Tergu custodisce ancora le tracce della lunga storia del luogo rappresentate da un’immagine in basalto della Madonna (XII secolo), dalla finissima statua in marmo di Carrara, venerata come N.S. di Tergu, (XIV secolo), e non ultimo, dal ciclo pittorico delle tele realizzate da Pantaleone Calvo, per la committenza del vescovo Andrea Manca y Zonza, nel 4 aprile del 1637.

Santa Maria Tergu scavi archeologici posizione

San Pietro delle Immagini, Bulzi

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La chiesa di San Pietro delle Immagini si presenta ancora oggi nella sua raffinata veste romanica e mantiene inespresso il mistero intorno alla sua identità.

L’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, in accordo con il Comune di Bulzi, ha attivato un progetto di indagine archeologica a lungo termine, per giungere a dare una risposta scientifica all’enigma di questo luogo.

La prima parte dell’indagine, volta a dare un fondamento cronologico, è partita dall’analisi della struttura architettonica, per verificare l’ipotesi che l’aula liturgica si sia sviluppata in tre fasi costruttive, ascrivibili, la prima al X–XI secolo, la seconda al XII e la terza al XIII secolo.

Gli scavi archeologici condotti fin ora, hanno supportato questa lettura e hanno potuto individuare, nelle emergenze che occupano l’intera area sul lato a destra dell’edificio religioso, una serie di ambienti che rimandano alla presenza di una frequentazione stratificata nei secoli e giunta a un atto finale traumatico, ascrivibile al XIV secolo, che ha sigillato sotto i crolli la storia precedente.

Le stratigrafie, messe in luce dagli archeologi, hanno restituito le tracce di un’importante monastero, che fino ad ora gli studi storici avevano potuto soltanto ipotizzare, attribuendo a San Pietro delle Immagini, da un lato il titolo medioevale di “San Pietro di Nurki”, dall’altro quello della Cattedrale dell’antica Diocesi di Ampurias, dedicata al Principe degli Apostoli.

Il luogo fu, in ogni caso da prima, un monastero appartenente alla famiglia monastica cassinese che, nel cuore dell’Anglona, eresse sotto la giurisdizione del grande monastero di Santa Maria di Tergu una vera e propria repubblica monastica, formata da una decina di case.

San Pietro delle Immagini porta ancora le tracce di quell’appartenenza sul portale principale di ingresso all’aula liturgica, dove, un bassorilievo racconta la morte di San Benedetto avvenuta, a Montecassino, in piedi a braccia alzate e sostenuto da due discepoli. Il periodo di splendida fioritura del monastero di San Pietro ha lasciato anche un altro segno nel cosiddetto “Gruppo Ligneo”, cinque statue policrome che rappresentano la crocifissione di Cristo, e rimangono ancora oggi il maggior esempio dell’arte medioevale in Sardegna (fine XII, primi XIII secolo).

Nel XIV secolo in seguito allo Scisma d’occidente creatosi a partire dall’8 aprile 1378, si fronteggiarono il papa Urbano VI a Roma e l’antipapa Clemente VII ad Avignone. Questo evento ebbe dei riflessi anche nella Diocesi di Ampurias.  La sua antica cattedrale di “San Pietro de Flumen”, posta alla foce del fiume Coghinas, rimase occupata dai vescovi filo francesi di ubbidienza avignonese. Dall’altra parte, i vescovi ampuriensi filo romani scelsero quale loro sede San Pietro delle Immagini o di Nurki, perché nel frattempo Montecassino e i monasteri della sua galassia si erano schierati con Urbano VI, il papa romano.

Le ultime fasi concitate dello scisma coincisero con la definitiva conquista aragonese e catalana della Sardegna. 

A questo periodo potrebbe farsi risalire la distruzione del monastero – cattedrale di San Pietro delle Immagini.

Le prossime campagne di indagine archeologica potranno definitivamente documentare gli eventi dell’epoca e tutte le altre fasi successive della storia, che ancora oggi respira nello stupendo monumento di San Pietro delle Immagini.

san pietro delle immagini bulzi scavi archeologici

Santa Maria delle Grazie Antica,
S. Maria Coghinas 

In occasione dei restauri della chiesa parrocchiale antica di N.S. delle Grazie, a S. Maria Coghinas, l’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Tempio – Ampurias, ha predisposto e fatto realizzare un’accurata campagna di scavo archeologico che ha interessato l’intera aula liturgica e le cappelle laterali. Le stratigrafie hanno restituito i segni delle diverse fasi storiche che hanno segnato le strutture murarie e il sottosuolo della chiesa.

Al centro della navata principale, in profondità, si è scoperta la sepoltura di un personaggio i cui resti, ancora ben conservati, hanno potuto rivelare un uomo di età avanzata e dall’alta statura, identificato come un notabile di rilevante stato sociale. 

Il sottosuolo, oltre ad una serie di altre sepolture primarie, ha restituito lungo i perimetri della navata principale, ulteriori deposizioni di bambini adagiati in positura fetale, morti in tenerissima età. Lo scavo ha inoltre posto in luce alcune tombe collettive realizzate a pozzo, contenenti i resti di una grande quantità di defunti. Gli archeologi hanno poi scoperto anche due grandi cripte, posizionate nel sottosuolo delle cappelle laterali, le cui volte erano crollate a sigillare le tracce di terribili ecatombe che colpirono il borgo medioevale dell’antica “Cocina”, i cui abitanti furono sterminati da epidemia e guerre.

s maria coghinas antica

San Pietro di Silonis, Luras

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In occasione del restauro della chiesa campestre di San Pietro di Silonis, l’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Tempio – Ampurias, ha predisposto l’esecuzione di alcuni saggi di scavo archeologico per verificare, da una lato la consistenza delle fondazioni delle strutture emergenti, dall’altro la possibile presenza di precedenti ambienti.

I risultati emersi dalle stratigrafie hanno confermato l’esistenza di una chiesa medioevale a tre navate e ascrivibile con ogni probabilità al XII secolo.

Dagli scavi sono emersi la zona absidale e i muri delle navate laterali. Sulla navata centrale e su quella a sinistra, furono ricostruite nei secoli successivi l’aula liturgica e gli ambienti di servizio.

L’intera navata a destra dell’antica struttura fu completamente asportata lasciando in vista la semplice archeggiatura tra quella e la navata centrale. In questi spazi e anche al centro della chiesa, rimaneggiata completamente nel tempo, furono scavate delle sepolture ascrivibili ai secoli XV – XVI.

Questi saggi propedeutici potranno dare avvio ad una più vasta campagna di scavi archeologici, così da mettere in luce l’intera stratigrafia, dentro e intorno all’aula liturgica, nonché le strutture del villaggio medioevale di Siffilonis che riconosceva nell’edificio di San Pietro la primordiale chiesa parrocchiale.

I dati di scavo fin ora acquisiti hanno confermato le notizie storiche dell’abbandono e dello spopolamento di questi luoghi che portarono, nella seconda metà del XIV secolo, allo spostamento dei profughi verso il più sicuro borgo di Luras.

s pietro silonis