top of page

Relazione Ricognizione  15 Gennaio 2005

In accordo con il Comitato Ufficio beni Culturali, nel quadro delle celebrazioni dell'Anno Simpliciano il Comitato Diocesano per il Giubileo Simpliciano prevede, tra le iniziative, la ricognizione scientifica dei resti e delle reliquie del martire Simplicio e Altri. L’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali della Chiesa, dietro incarico dell’Amministratore Diocesano Don Andrea Raffatellu, procede a prendere contatti e stipulare convenzioni con istituti e personalità del mondo scientifico, affinché compartecipino, per quanto di competenza, alle diverse fasi della ricognizione.

A cura del medesimo Ufficio, in collaborazione con i differenti organismi diocesani, si predispongono tempi, luoghi e procedure.

 

Il giorno di sabato 15 gennaio 2005 in via Fausto Noce 55 ad Olbia, in una apposita sala di "Villa Su Lizu", nota anche come Villa Panedda, di proprietà della Parrocchia di San Simplicio, si dispone la ricognizione dei contenitori afferenti il culto delle reliquie dei martiri Simplicio e altri, attualmente custodite presso le rispettive chiese di San Paolo e San Simplicio.

Nella serata del giorno precedente venerdì 14 c.m., alle ore 19.00, si provvede alla verifica della situazione relativa alle casse , nonché agli altri porta reliquie custodite presso la chiesa di San Paolo in Olbia, per confermare quanto indicato nella relazione dell'ultima ricognizione effettuata dal Vescovo di Tempio-Ampurias, Mons. Paolo Atzei, definita "verifica dell'esistente"; si riscontrano, reposti e custoditi, nel vano posteriore dell'altare maggiore della chiesa parrocchiale di S. Paolo tre contenitori lignei, un vaso di terracotta, un vaso di vetro, un plico sigillato da un involucro di stoffa.

Si provvede a trasportare in forma privata questi contenitori, nei locali individuati per le operazioni di ricognizione.

Alla stessa ora si provvede, inoltre, a far giungere nella medesima sede della ricognizione, una piccola ampolla in alabastro. Questo ulteriore contenitore di reliquie viene prelevato nella mattinata dello stesso giorno dal busto raffigurante il Santo, custodito nella chiesa parrocchiale di La Maddalena, dove si trova provvisoriamente dislocato a causa della Peregrinatio Sancti Simplicii.

Il giorno 15 c.m., alle ore 9.00 del mattino, si provvede infine a trasportare un ulteriore contenitore ligneo definito in seguito come "cassa 2" custodito presso la basilica di San Simplicio.

 

Alle ore 9.30 si dichiarano aperte da parte di Don Francesco Tamponi e di Don Andrea Raffatellu le operazioni di ricognizione, catalogazione e prelievo dei campioni per le analisi dei reperti raccolti.

Di tutte le operazioni di ricognizione ed analisi viene effettuata minuziosa documentazione video/fotografica da parte della segreteria dell'Ufficio Diocesano per i Beni Culturali. 

Sono presenti in qualità di tecnici:

dott. Rubens Doriano, archeologo

dott. Dettori Domingo, archeologo

dott. Pischedda Eugenio, archeologo

dott.ssa Giovanna Liscia, archeologa.

dott. Palmieri Giuseppe, ricercatore CNR

dott.ssa Criscuolo Assunta, assistente    

dott. Cossu Antonio, anatomopatologo Università degli Studi di Sassari.

Le restauratrici:

Fiori Rita, Ulleri Rosella, Pinna Costanza e Fiori Gabriella in qualità di assistente.

Nella sala Dionigi Panedda si dà inizio alle operazioni. Al centro della sala sono presenti tre piani di lavoro sui quali si procederà a separare i materiali organici dai materiali inorganici. Sono disposti i contenitori sigillati come di seguito descritti.

Provengono dalla chiesa parrocchiale di San Paolo:

La cassa n. l, larga cm 50, profonda cm 31, alta cm 30,5. La cassa n. 3, larga cm. 43, profonda cm. 29, alta cm 31. La cassa n. 4, larga cm 51, profonda cm 40,5 e alta cm 41.

L'anfora, altezza cm. 30,5, diametro cm. 21 (pancia), diametro cm. 17 (bocca)

Urna di vetro, altezza cm. 19, diametro cm. 19 (pancia), diametro cm. 11,5 (bocca) Ampolla di vetro, altezza cm. 09, diametro cm. 08,

Proviene dalla basilica di San Simplicio:

La cassa n. 2, larga cm 42, profonda cm 28 e alta cm 22

Proviene dalla Peregrinatio Sancti Simplicii e ordinariamente custodita in un busto reliquiario presso la stessa basilica:

L'urna balsamario in alabastro

 

Alle 9.40 il direttore dell'Ufficio diocesano per i Beni Culturali della Chiesa introduce la ratio della ricerca e illustra le procedure della ricognizione.

Subito dopo l'Amministratore Diocesano don Andrea Raffatellu porge un indirizzo di saluto, ricordando il valore spirituale e culturale dell'operazione per l'intera Chiesa diocesana.

 

Alle ore 9.50 inizia il lavoro di apertura della cassa n. 3, chiusa con dei chiodi e con un nastro rosso che la avvolge nei quattro lati, ed ulteriormente sigillata con della ceralacca. Nell'apertura delle casse si ha cura di non rompere i sigilli, pertanto si provvede a tagliare il nastro.

Risultano difficoltose le operazioni volte a rimuovere i chiodi che tengono fisso il coperchio della cassa n. 3.

 

Alle 9.55, mentre si cerca ancora di aprire la cassa n. 3, si decide di aprire anche le altre casse, per cercare di accelerare le operazioni di apertura. Si comincia dalla cassa n. 4.

La cassa n. 4 risulta chiodata in più punti pertanto la sua apertura comporta qualche difficoltà. Durante l'operazione di apertura, il coperchio si rovina notevolmente, ma alle 10.05 si riesce ad aprirla.

Dopo la sua apertura risulta appuntato sulla pancia del coperchio, un foglio manoscritto in pergamena, che viene separato dallo stesso ed archiviato in un contenitore di plastica

Gli archeologi iniziano a catalogare il materiale della cassa n. 4.

La cassa n. 3 e la cassa n. 4 contengono materiale proveniente dalla basilica.

Viene estratto dalla cassa del materiale ceramico che viene riposto in appositi contenitori di plastica. Al suo interno si nota a prima vista la presenza di terra ed ossa, si provvede quindi all'estrazione di tutto il materiale, catalogandolo con cura e suddividendolo per natura; vengono inoltre prelevati e catalogati anche un ulteriore foglio di pergamena risalente a prima vista al XVII secolo, il quale viene riposto in un una busta di plastica;

della stoffa bianca contenente delle ossa e dei fogli di pergamena in piccoli frammenti;

un piccolo vaso in terracotta che si presenta spaccato da un lato; un oggetto definito dal dott. D'Oriano "navicella" porta incenso, probabilmente risalente al XVI-XVII secolo d.C.; inoltre si riscontra anche la presenza di frammenti vitrei e metallici. Viene rinvenuto anche un frammento di legno che il dott. D'Oriano definisce "piuttosto curioso"; trattasi di un pezzo di legno intarsiato che viene accuratamente archiviato in contenitore singolo.

 

Alle ore 10.13 si inizia ad aprire la cassa n. l, contenente le ossa dei 37 sepolcri scavati nel 1817.

 

Alle ore 10.20 si riesce ad aprire la cassa n. 3, anche sotto il coperchio di questa è presente una pergamena.

Dopo l’apertura della cassetta n. 3 si decide di non lavorare sul suo contenuto, rinviando a quando si sarà conclusa l'operazione di svuotamento della n.4

Alle 10.28 viene aperta anche la cassa n.1

Anche i lavori sulla cassa n. 1 vengono interrotti in attesa di concludere lo svuotamento della cassa n. 4.

 

Alle 10.35 si inizia l'operazione di apertura della cassa n. 2.

Alle ore 10.37 inizia la catalogazione delle ossa ritrovate nella cassa n. 4, ad opera dei dottori Palmieri e Cossu, le operazioni riguardano la cernita dei materiali ossei da utilizzare nelle analisi di laboratorio, individuando le parti che maggiormente si prestano ad un più proficuo utilizzo nel "grattare" con bisturi e strumenti appositi le parti ossee alla ricerca di materiale poroso dove si presuma possa celarsi il DNA, e nella classificazione attraverso numerazione ed archiviazione fotografica delle ossa da analizzare.

 

Alle ore 10.40 si termina l'operazione di apertura della cassa n. 2; sotto il coperchio si trova una pergamena.

 

Alle ore 10.48 si conclude l'operazione di svuotamento della cassa n. 4.

 

Alle ore 10.50 si apre l'anfora contenente materiale riportato dai sepolcri cosidetti dei 37 martiri. Viene tolto il panno che lo richiudeva, avendo cura di non rovinarlo né rovinarne i sigilli

Vengono recuperate dall’anfora: una pergamena ripiegata su se stessa, uno specchio bronzeo , alcuni chiodi e dei frammenti ossei.

 

Alle ore 11.00 termina lo svuotamento e la verifica dell'anfora.

 

Alle ore 11.02 si inizia a visionare il materiale contenuto nella cassa n. 1.

All'interno è evidente una pergamena e delle stoffe che avvolgono il contenuto; una piccola anfora, coperta da un foglio. Vengono inoltre ritrovate ossa oltre a materiali di piombo e vetro; un reperto in bronzo, probabilmente un coperchio con una figura in rilievo;

in mezzo al materiale, terriccio e pezzi di giornale di varie misure.

 

Alle ore 11.28 termina la catalogazione delle ossa ritrovate nella cassa n. 4. e si inizia la catalogazione delle ossa trovate nell'anfora.

Sul fondo della cassa è attaccato un quotidiano riportante data e intestazione: L'osservatore Romano del 15 febbraio 1940, inviato a Mons. Francesco Cimino.

 

Alle ore 11.35 si conclude lo svuotamento e catalogazione della cassa n. 1.

 

Alle ore 11.40 comincia la verifica e svuotamento della cassa n. 2, che potrebbe contenere le ossa ed altre reliquie di San Simplicio.

La cassa è molto rovinata; una volta aperta anche sotto il coperchio di questa è appuntata una pergamena, a prima vista la cassa sembra contenere solo ossa.

L'operazione è molto veloce: le ossa vengono inserite in una scatola di plastica, gli altri reperti in apposite buste.

 

Alle ore 11.46 viene terminata l’operazione di controllo e svuotamento della cassa n. 2. Alle 11.50 inizia l'operazione di controllo e svuotamento della cassa n. 3.

Vengono estratti un piattino di ceramica, una stoffa apparentemente di seta utilizzata come involucro per contenere del materiale, una pergamena, un tessuto lavorato di colore rosa/arancio, altre stoffe in tessuto di colore scuro e chiaro, ed ossa.

 

Alle ore 12.00 termina la catalogazione delle ossa ritrovate nell'anfora e comincia quella delle ossa ritrovate nella cassa n. 2.

 

Alle 12.03 si termina lo svuotamento della cassa n. 3.

 

Alle 12.50, terminata la catalogazione delle ossa rinvenute nella cassa n. 2, si provvede all'apertura dell'ampolla-balsamario in alabastro, contenuta nel busto reliquiario. Al suo interno si trovano dei pezzi di stoffa imbevuti di sostanze scure, terriccio e pietruzze.

 

Alle 13.05 termina l'operazione e dopo aver lasciato in ordine la sala si decide di fare la pausa per il pranzo.

 

Alle ore 16.30 viene ripresa la catalogazione delle ossa contenute nella cassa n. l; ne vengono estratte ossa di varie dimensioni ed in particolare ossa di dimensioni molto piccole, probabilmente di bambini.

 

Alle ore 17.00, dopo le verifiche degli archeologi, si intuisce che il reperto contenuto nella cassa 1 ne completa un altro contenuto nella n. 4; il risultato risulta essere probabilmente una navicella in metallo utilizzata per contenere l'incenso. Si archivia quindi il tutto in un'unica busta, segnalata con codice cassa n. 1/4.

 

Alle ore 17.11 il dott. D'Oriano provvede all'apertura del vasetto più piccolo conosciuto come ampolla di vetro; si presenta come un piccolo contenitore avvolto da una fitta stoffa bianca, che all'apparenza e dalle ricognizioni precedenti si sa essere un contenitore di vetro, la stoffa risulta sigillata con il sigillo presumibilmente (ma attentamente da verificare!) di Mons. Albino Morera.

Una volta levato l 'involucro in tessuto che lo contiene, si verifica che il vasetto in vetro,

rotto in piccoli pezzi, si reggeva solo per il supporto esterno. Si tratta di un bicchiere moderno che conteneva un residuo di terra aggrumata ed un'ampolla antica contenente dei chiodi e terra aggrumata. L’ampolla sigillata con lacca, risulta molto antica; le relazioni del 1817 parlano di terra aggrumata con sangue.

 

Alle ore 17.15 termina la catalogazione delle ossa contenute nella cassa n. l.

 

Alle 17.20 arriva il Dott. Careddu Francesco; in rappresentanza dell'ospedale di Olbia.

 

Alle ore 17.25 il dott. D'Oriano provvede all'apertura del vasetto grande, conosciuto col nome di urna di vetro.

Sotto la pergamena, un balsamario tipico del II o III secolo D.C. che funge da tappo. Le ossa qui presenti, attribuite a San Costanzo, appaiono pulite con sostanze particolari, così come ci si aspettava, secondo la documentazione storica. Il dott. Palmieri ritiene che non possano essere utilizzate in alcun modo, sia per la loro frammentazione, sia per i trattamenti subiti, estrae invece del terriccio dal balsamario per l'analisi.

 

Alle 17.40 si inizia la classificazione delle ossa contenute nella cassa n. 3. Alle 17.50 si conclude la catalogazione dei reperti.

 

 

Alle 17.55 si conclude la classificazione delle ossa contenute nella cassa n. 3.

 

Alle 18.00 vengono portate tutte le cassette di plastica utilizzate per contenere i reperti classificati, al fine di verificarne il contenuto e la codifica.

 

FORBICI CRONOLOGICHE:

CASSA l:  III a.C - III III d.C. 

CASSA 2: No Reperti Archeologici

CASSA 3: SECONDA METÀ III (O II) SECOLO a.C.

CASSA 4: III SEC. a.C. - II - III d.C.

AMPOLLA DI VETRO, BALSAMARIO: PRIMA - MEDIA ETÀ IMPERIALE (I - III SEC. d.C.)

 

 

(Redatto a cura dell'archeologo RUBENS D'ORIANO)

bottom of page